the trail we blaze
Aug. 28th, 2020 02:08 pm"Peggio? Peggio come, esattamente? Eravamo su una nave e la nave è naufragata. C'erano onde alte più di sette metri, abbiamo trovato una zattera e anche la zattera è affondata. Siamo finiti su quella che apparentemente è un'isola sperduta nel mezzo del nulla e non abbiamo la più pallida idea di dove sia, cosa sia o da chi sia abitata. Quindi, ricapitolando, abbiamo fatto naufragio mentre eravamo in viaggio per scoprire il più possibile su qualcosa a scelta tra il lich che ci ha imprigionato nella Fossa, i cloni che ha messo a rimpiazzarci o il mio patrono. Adesso spiegami esattamente come, in tutto questo, sarebbe anche potuta andare peggio."
"No, dico... poteva piovere."
Arun si lascia sfuggire un verso particolarmente esasperato e, considerato il gesto che non ha neanche provato a nascondere, come se volesse strozzare qualcuno, Niv decide che è il caso di non infierire. Continuare a camminare nella fitta vegetazione sembra essere la cosa migliore da fare, specialmente perché Arun sembra non avere intenzione di fermarsi (nemmeno quando il piede gli si incastra in un groviglio di liane.)
Quello in cui sono finiti non pare essere un ambiente particolarmente adatto per nessuno dei due, considerata la quantità di botte alla testa, inciampi e insulti borbottati a mezza voce nelle successive due ore. E ad un certo punto il silenzio diventa troppo perché Niv riesca a sopportarlo ancora: e come meglio interrompere il silenzio? Parlando a sproposito.
"Comunque sei incredibilmente loquace quando mi devi rimproverare."
"Se non ti facessi rimproverare potrei starmene nel mio beato silenzio. E invece no, devi farti rimproverare. Costantemente."
C'è una sottile linea tra Arun completamente serio e Arun che scherza e Niv è fiero di poter dire di essere arrivato al punto di riuscire a distinguere le due cose.
Forse.
Spera, perché altrimenti questo vorrebbe dire che Arun ora era molto, molto serio. E questo sarebbe un male per tutti. Nessuno escluso. Niv non ci tiene particolarmente ad essere preso a calci da un piede invisibile - o mezzo stritolato da dei tentacoli anche troppo invisibili. Ha visto di cos'è capace Arun e lo preferisce di gran lunga quando concentra i suoi magici neri poteri dalla nera derivazione verso qualcuno che tenta di ucciderli.
(Anche perché la lista di persone e creature che hanno tentato di ucciderli solo negli ultimi due mesi è incredibilmente lunga.)
"Quindi cosa facciamo?"
"L'unica cosa che possiamo fare, suppongo. Esploriamo il resto di questo posto dimenticato dagli dèi e cerchiamo di capire dove siamo finiti."
"Be'... tanto dimenticato dagli dèi non mi pare," replica Niv, indicando la grossa costruzione di pietra seminascosta dalla vegetazione circostante che ovviamente Arun non aveva nemmeno visto. Non somiglia a niente che Niv abbia mai visto: una sorta di grossa piramide a gradoni, mezza distrutta probabilmente dal tempo e dalle intemperie, piena di simboli sconosciuti incisi nella pietra.
"È una specie di tempio? "Niv ha visto abbastanza edifici, più o meno piccoli, dedicati a divinità antiche per capire che è decisamente così. E a quanto pare anche Arun è della stessa idea.
"Andiamo a vedere che cos'è?"
"E andiamo. Tanto cosa potrebbe succedere.”
"Ma stai scherzando?"
Il resto di quella giornata maledetta procede in mezzo ad una quiete e ad un silenzio irreali, mentre Arun e Niv provano con diversi gradi di successo a capire come poter esplorare quella sorta di tempio che si sono trovati davanti, quasi come se fosse spuntato dal nulla. Niv propone di scalare i gradoni - e Arun non è particolarmente entusiasta della cosa - ma una volta arrivati in cima, dopo due ore di fatica e cadute, non ci sono tracce di vita umana e la vegetazione circostante è troppo folta perché si riesca a vedere qualcosa che non siano cime di alberi lussureggianti e forse delle montagne in lontananza.
Muffin grugnisce due o tre volte con il muso rivolto verso la cima del tempio e Arun sbuffa teatralmente quando Niv strilla a pieni polmoni stiamo scendendo, salsiccia, te lo prometto, adesso scendiamo!
È solo alla terza volta che entrambi ripercorrono a piedi l'intera lunghezza della piramide che, incredibilmente, Arun nota qualcosa di strano.
"Non ti pare che la posizione di questa pietra non abbia molto senso?"
"... Non lo so, è la posizione di una pietra. Deve avere senso? Oltre a tenere su la struttura, intendo."
Arun lancia a Niv un'occhiata esasperata e non si spreca nemmeno a rispondere, limitandosi ad accovacciarsi a terra per poter osservare meglio la pietra alla base della struttura. Niv impiega molto più tempo a rendersi conto di cosa non vada e anche quando ci arriva, la stortura non è così grossa da fargli capire cosa ci sia di così speciale nella suddetta pietra. Ma questo non importa: si fida abbastanza di Arun da lasciarlo fare e da lasciarlo lavorare sulla sua intuizione.
Il che ovviamente - perché Niv è un ottimo giudice di caratteri - porta ad una soluzione della questione posizione della pietra.
"No, niente."
"In che senso niente?"
"Niente da fare, è solo una pietra. Sembrava che non avesse senso strutturalmente ma in fondo mi sa che è soltanto una pietra storta."
"Ah, quindi è solo una pietra storta."
"Oh, senti, se hai un'idea migliore su come entrare all'interno di questa cazzo di piramide ti prego di farmelo sapere. Sto aspettando le tue idee geniali, prego."
"Non guardare me, sei tu quello dei piani!"
"Ma la vuoi smettere con questa cosa?"
"Quale cosa?"
"Questa cosa dei piani, non capisco da dove sia uscita questa cosa che io sono quello dei piani."
"Non lo so, mi sembri quello più intelligente tra i due. Anzi, tra i tre. Compreso Muffin."
"Ah, caspita. Che gran complimento."
Il silenzio serio che cala dopo quelle ultime parole è sgualcito soltanto dal sorriso splendente di Niv e dalla smorfia divertita che Arun non riesce a nascondere in nessun modo.
Lo studio dello strano tempio continua ancora per un paio di ore, fino a quando la luce non scompare quasi del tutto - e Niv non può fare a meno di notare che, pur essendo loro partiti in pieno inverno, la giornata sia durata diverse ore più del normale.
Quando Niv gli fa notare quest'ultima osservazione, insieme al fatto che ormai si è fatto buio, Arun si lascia sfuggire un sospiro frustrato diretto contro la strana costruzione. Entrambi hanno avuto lo stesso pensiero per tutto quel tempo, ovviamente: una strana costruzione? Non ci sono casualità quando si parla delle loro vite, trovare un edificio mai visto prima deve avere qualche legame con le costruzioni paradossali, con la torre in rovina nel Chiatan o il cubo sommerso in Alyth. Deve esserci un qualche legame, non può essere una coincidenza. L'universo - e i patroni divini e i lich - non conoscono coincidenze, solo stress e ansia.
"Sarà il caso di accamparci," Niv bisbiglia tentando di rispettare lo strano silenzio contemplativo che è andato formandosi nelle ultime due ore. Arun annuisce senza parlare e lascia, seguendo una routine che si è ormai consolidata da tempo, che sia Niv ad occuparsi di trovare il posto migliore dove fermarsi per la notte.
Niv trova un punto riparato tra gli alberi, non troppo lontano dalla costruzione, e pochi minuti più tardi un piccolo fuoco scoppiettante è già acceso, a rischiarare un po' il buio di quella sorta di giungla dove sono finiti. Durante la giornata il sole ha riscaldato abbastanza l'ambiente circostante perché la notte non si faccia sentire con particolare intensità - solo quello che basta perché il calore del fuoco risulti piacevole vicino ai loro corpi.
"È una fortuna che non tutto il cibo che avevamo è andato perso," commenta allegramente Niv, sgranocchiando una galletta di riso particolarmente stantia.
"Non ricominciamo con questa storia della fortuna, Niv. Fortuna è un'altra cosa. Niente di quello che succede a noi ricade sotto il dominio della fortuna," ribatte Arun piccato, seduto in bilico su un pezzo di legno al contrario di Niv che è tranquillamente stravaccato per terra. "Sfortuna, volevi forse dire. Sfiga nera. Malasorte, disdetta, disgrazia, disastro, sventura, disavventura. Calamità."
"Caspita quanti sinonimi di sfortuna che sai."
"Prima o poi ti abbandono. Prendo Muffin e scappo via."
"Non lo faresti mai. E Muffin non mi abbandonerebbe mai."
Arun borbotta qualcosa che Niv non riesce bene a capire e si accovaccia più vicino al fuoco, mangiando di malavoglia quelle poche provviste che sono sopravvissute al naufragio.
Niv sta per coricarsi su un lato quando all'improvviso un dubbio di particolare importanza lo coglie.
"Hai intenzione di dormire stanotte? Vuoi che faccia la guardia mentre dormi?"
"Non ho nessuna intenzione di dormire così, all'aperto, nel bel mezzo di una giungla, in un posto che non sappiamo nemmeno dove sia. Neanche fossi matto," ribatte Arun senza distogliere lo sguardo dal fuoco. Niv annuisce senza dire niente e si volta dall'altra parte, chiudendo finalmente gli occhi.
Dopo qualche minuto il silenzio viene interrotto da un bisbiglio particolarmente debole da parte di Arun. Niv non risponde, fa finta di non aver sentito - ma è una fortuna che abbia un udito particolarmente affinato, altrimenti quel però grazie per averlo chiesto sarebbe andato perso tra i rumori della notte.
La mattina seguente passa, come gran parte della giornata precedente, nel tentativo di capire cosa sia il tempio o almeno come diavolo entrarci. D'altra parte, esattamente come il giorno prima, i risultati sono scarsissimi. Niv sale nuovamente in cima al gradone più alto, stando doppiamente attento a quello che vede sotto ai suoi piedi - e a quello che vorrebbe riuscire a vedere intorno a sé. Sotto ai suoi piedi c'è solo roccia, dura e levigata, e intorno a sé soltanto cime di alberi rigogliosi. Muffin grugnisce incoraggiamenti dall'ombra di due foglie particolarmente grosse.
Arun percorre la base del tempio una, due, cinque, dieci, venti volte senza riuscire a scoprire assolutamente niente di nuovo. La pietra particolare, che sembrava alla fine essere soltanto una pietra, continua a catturare la sua attenzione - forse per il taglio degli angoli, forse perché ha un colore che Arun non ha mai visto prima. Quel grigio che è esattamente come dovrebbe essere e allo stesso tempo ha qualcosa che non va, qualcosa di diverso. Dopo due giorni a guardare la stessa pietra però Arun comincia a pensare che forse sia frutto della sua immaginazione. O della stanchezza. O del caldo.
"Forse è il caso di lasciar perdere," sospira Arun quando il caldo comincia a farsi quasi insopportabile. "Dubito che scopriremo altro se le cose stanno così."
"Avremo più fortuna da qualche altra parte, vedrai."
"Devi veramente smetterla con questa storia della fortuna."
È primo pomeriggio quando Niv e Arun decidono di lasciarsi alle spalle lo strano tempio e di proseguire all'interno della fitta vegetazione, cercando una qualsiasi forma di vita o indicazione di dove possano essere finiti. Mettendo insieme le loro conoscenze - che, parliamoci chiaro, non sono poi molte - nessuno dei due riesce a tirare fuori una teoria convincente. Erano diretti a nord, verso Troven. Il fatto che siano finiti in un posto apparentemente tropicale, con un clima tropicale e una vegetazione tropicale e un cazzo di caldo non ha assolutamente senso.
La giungla prosegue fitta e impenetrabile, tanto che Niv è costretto a tirare fuori la spada per tagliarsi un sentiero lungo il quale procedere - almeno fino a quando Arun non si spazientisce e usa uno dei suoi incantesimi per velocizzare la cosa. Niv rimane dieci secondi a fissare, senza sbattere le palpebre, il sentiero bruciacchiato che si apre davanti a lui prima di alzare le spalle come se niente fosse e continuare a camminare nella nuova apertura nella vegetazione.
E certo, questo non è sicuramente un ambiente a cui Niv è abituato. Non è la tundra spesso ghiacciata delle zone più a nord di Troven, non sono le rade foreste di conifere che ha sempre incontrato (e dalle quali è sempre stato alla larga, seguendo gli insegnamenti di Drest) scendendo più a sud. Non è neanche lontanamente simile a quanto lui e Arun hanno incontrato nel Chiatan o ad Alyth, non è lontanamente simile a niente di quello che Niv ha mai visto in tutta la sua vita. Niente di tutto quello che hanno incontrato nella Fossa, ovviamente, neanche a dirlo.
Il fatto è, però, che l'ambiente a loro circostante ha qualcosa che gli ricorda pericolosamente la Fossa. Ci vogliono ore prima che Niv riesca a rendersi conto di cosa sia la sensazione bruciante alla bocca dello stomaco, ore prima che Niv riesca finalmente ad accorgersi di cosa non va in tutto quello che hanno intorno.
"Arun," bisbiglia Niv quando la sensazione ha un nome riconoscibile, fermando i propri passi mentre stanno attraversando una zona della giungla con enormi alberi dalle radici esposte e gigantesche.
"Mh?" Arun sembra particolarmente impegnato ad arrampicarsi su una radice sporgente, cercando di non perdere l'equilibrio e non scivolare sul muschio umido che le ricopre quasi interamente.
Gli alberi sono i più alti che Niv abbia mai visto, con enormi foglie di un verde lussureggiante (quasi innaturale), enormi radici ed enormi frutti colorati che pendono ad altezze diverse.
"Hai notato qualcosa di strano negli alberi?"
"... No? Sono alberi? Hanno il tronco più o meno marrone e le foglie più o meno verdi. Mi sembrano alberi normali."
"D'accordo."
Arun alza le spalle, considerando il discorso chiuso, continuando il suo tentativo di arrampicata - e sbuffando sommessamente quando Niv si volta a tendere una mano per aiutarlo a superare la radice. Muffin li segue trotterellando, senza un singolo pensiero al mondo, grugnendo contento ogni volta che Niv lo prende in braccio per superare una delle radici troppo alte per lui.
Il cammino prosegue nel silenzio interrotto soltanto dai rumori vari della giungla, dal suono di un ruscello che scorre tra le foglie a quello del canto di qualche uccello che Niv non riesce a riconoscere. Niv rimane in silenzio il più possibile, lasciando che passi tutto il tempo necessario perché la sua convinzione si rafforzi - e perché magari anche Arun si guardi intorno meglio.
"Arun?"
"Mh?"
"E invece hai notato qualcosa di strano con gli animali?"
"... No? Voglio dire, li sento, quindi almeno ci sono. Niente silenzi innaturali o cose simili."
"No, no. Per esserci ci sono," commenta Niv annuendo ed evitando contemporaneamente lo sguardo indagatore di Arun che, però, a quanto pare lo conosce fin troppo bene.
"C'è qualcosa che non ho capito?"
"No, non è che- non so bene come dirlo."
"Dillo e basta. Via il dente, via il dolore."
"Non sono sicuro di essere d'accordo con questa tua politica."
"Dillo e basta, Niv."
"È che... non riconosco nessuna pianta. E nessun animale. Ed è strano. Cioè è un ambiente che non conosco, eh, non è che io conosca ogni singola pianta o animale esistente. Però ecco..."
"Nemmeno una è strano."
"Già."
"Mi ricorda-"
"Ti prego non dirmi che ti ricorda un po' la Fossa."
"... Solo un pochino, non tanto. Nella Fossa almeno riconoscevamo le cose- voglio dire, i lupi erano strani ma erano comunque lupi, si capiva che fossero lupi. Funghi? Giganti, ma funghi che avevo già visto in altre occasioni."
"Quindi stai dicendo che è peggio della Fossa?"
"... Non l'ho detto io, l'hai detto tu.”
Il verso che si lascia sfuggire Arun è un misto tra frustrazione e stanchezza ed è qualcosa che Niv non vuole sentire mai più per il resto della sua vita - anche perché si ricorda un verso simile in un qualche combattimento non meglio precisato e si ricorda, soprattutto, i tentacoli usciti dal vuoto cosmico tre secondi dopo. Niv non ha nessun tipo di problemi con i tentacoli, al contrario. I polpi sono bellissimi, per esempio, Noise sotto forma di polpo era ancora più bello. I tentacoli che escono dal vuoto cosmico, però? Tutta un'altra storia.
"Però guarda il lato positivo, di certo non è la Fossa."
"Non mi pare che sia un lato positivo. E, soprattutto, come fai a sapere che non siamo tornati nella Fossa?"
"... Arun, so che le tue capacità di osservazione non sono il massimo però, ecco, insomma," Niv si lascia sfuggire una risata che viene accolta con uno sguardo assassino. "Il sole?"
"... Sta' zitto. Non mi pare che questo sia il momento giusto per scherzare."
"Insomma... tanto se siamo finiti in un posto come la Fossa non c'è molto che possiamo fare a riguardo," Niv alza le spalle come se avesse appena detto la cosa più semplice del mondo, ignorando per l'ennesima volta l'occhiataccia di Arun. "Dobbiamo solo... andare avanti e scoprire che succede. Ed eventualmente trovare un altro modo per uscire da qualsiasi sia il posto in cui siamo finiti. Facile, no?"
"Un giorno o l'altro ti abbandono."
"Per abbandonarmi dovresti anche riuscire a trovare la strada senza di me," ribatte Niv con un risata che in tutta risposta si prende un vaffanculo neanche troppo velato. Muffin grugnisce allegramente, trotterellando avanti come se tutta questa discussione non gli fosse pesata minimamente - e se non fosse che Niv è perfettamente consapevole di quanto Muffin capisca, quest'ultima alternativa avrebbe anche perfettamente senso.
Nessuno dei due continua la discussione su cosa quel posto possa essere o dove possa trovarsi, perché la possibilità che siano finiti per la seconda volta in meno di un anno in una diversa dimensione da quella che solitamente abitano è... sconcertante. A dir poco sconcertante. La strana costruzione trovata poco dopo il naufragio, però, avrebbe un senso molto più inquietante. E nessuno dei due vuole davvero prendere in considerazione quella possibilità.
La vegetazione si fa, se possibile, sempre più fitta man mano che le ore passano: è verso tardo pomeriggio che arrivano a costeggiare una sorta di piccolo lago, la cui superficie è ricoperta di gigantesche foglie simili a ninfee ma triangolari. Gli alberi intorno al lago sembrano quasi piegarsi su di esso sotto il peso delle foglie rigogliose e dell'incredibile quantità di minuscoli fiori di un particolarissimo colore tra il viola e l'azzurro.
Niv impiega più del previsto a trovare un posto adatto dove fermarsi per la notte, principalmente perché non ha mai visto niente di più bello di quello che ha davanti agli occhi. Neanche casa, con tutti i suoi ricordi e le emozioni ad essi legate, riesce ad arrivare a tanta bellezza. Arun sembra in qualche modo capire, o almeno la cosa non sembra dargli particolarmente fastidio.
Alla fine, quando ancora non si è stancato di osservare quello che c'è intorno a loro, Niv riesce a focalizzarsi abbastanza da trovare un buon punto riparato, abbastanza lontano dall'acqua in modo da evitare eventuali animali più o meno aggressivi. Ma non abbastanza lontano da non poterli vedere.
"Penso che potremmo fermarci qui."
Arun annuisce senza dire altro, cominciando a sistemarsi per la notte, e Niv deve fare il possibile per evitare di compiacersi troppo del livello di fiducia al quale sono arrivati dopo tutti quei mesi. Il che è particolarmente difficile, soprattutto quando Niv si distrae.
La seconda notte passa tranquilla quasi quanto la prima, nonostante i suono mai uditi prima e la vegetazione che sembra chiudersi intorno a loro. E se durante la notte Niv si sistema leggermente più vicino ad Arun, impegnato come al solito a leggere, nessuno ne fa parola la mattina successiva.
Ci vuole ancora un'intera giornata di cammino prima che il folto della giungla lasci spazio a qualcosa di diverso e perché quello che avevano intuito dalla cima dello strano tempio si riveli essere giusto: davanti a loro, da quello che sembra a pochi giorni di cammino, si staglia un'enorme catena montuosa dalle cime lontane ed innevate.
Un'enorme catena montuosa che ha qualcosa di stranamente familiare.
"Arun," bisbiglia Niv a bassa voce, come se avesse paura di disturbare qualcuno o qualcosa, fermando i passi di Arun con un braccio teso. "Guarda i monti."
Arun solleva lo sguardo a guardare nella direzione indicata da Niv, aggrottando le sopracciglia quando nota l'espressione incredula di Niv e non vede niente che meriti tale sentimento.
"Cosa mi sto perdendo questa volta?"
"No, niente che- non lo so, esattamente. È che la forma delle montagne mi ricorda qualcosa," sussurra Niv cercando di tirare fuori il taccuino dalla sacca con una mano sola ed ignorando il commento sottovoce di Arun - perché no, non è vero che le montagne sono solo a forma di montagne.
Quando finalmente riesce a recuperare il taccuino e aprirlo alla pagina giusta ci vuole comunque qualche minuto prima che Arun noti quello che Niv stava cercando di dire: su una delle pagine più vecchie c'è uno schizzo a carboncino di una catena di montagne esattamente uguale a quella che si trovano davanti.
"E questo cosa vorrebbe dire?"
"L'avevo ricopiato da un libro nella biblioteca di Reichlin, era nella sezione di storia ed era uno di quelli che parlava di civiltà antiche ma non abbastanza antiche da poter essere utili alle nostre ricerche."
"E quindi perché l'avevi ricopiato?"
"Be'... intanto perché era un bel disegno," borbotta Niv, sperando con tutto se stesso che la punta delle sue orecchie non sia appena diventata rossa come di solito succede quando Arun ride. A giudicare dal calore che sente non ci sono molte speranze che non sia successo. "E poi perché parlava di una città d'oro e c'erano un sacco di racconti interessanti e- e tu ci stavi mettendo un sacco con le cose di architettura e mi stavo annoiando."
"Una città d'oro?"
"Sì, non lo so- c'erano dei racconti su questa mitica città piena zeppa di oro. E c'era una sorta di- be', non era proprio una mappa, c'erano diversi disegni e io ho dato per scontato fosse una leggenda ma- Arun, guarda, sono le stesse montagne!"
"È molto probabile che sia una leggenda," ribatte Arun, guardando con attenzione il disegno di Niv e poi le montagne che hanno davanti. La somiglianza c'è tutta, nemmeno lui può negarlo. "Una leggenda ed una serie di bei disegni, ecco tutto."
"Ma ogni leggenda nasce da qualcosa di vero!"
"Infatti qualcosa di vero c'è. Le montagne."
"Ma se fosse vero? Se ci fosse davvero un'intera città fatta d'oro?"
"Quanto pensi sia probabile?"
"Be', anche uscire dalla Fossa sembrava poco probabile, eppure eccoci qui. Pensa se avessimo ignorato gli Esiliati con la scusa che era tutta una leggenda."
"Se permetti penso che le due cose siano un po' diverse-"Arun tenta di argomentare, venendo interrotto da Niv che lo prende per le braccia e, con uno sguardo a dir poco esagitato, lo scuote leggermente.
"Potremmo scoprire una città mitologica! Una città fatta d'oro! Sai quanto oro potremmo portarci a casa? Sai in quante locande lussuose potremmo dormire con anche solo un mattone di un edificio? E poi pensa che avventura sarebbe questa!"
"Come se ci servisse un'altra avventura. È proprio l'ultima cosa che ci serve adesso."
"Ma pensa- pensa all'oro! All'avventura! A quanta strane cose di architettura potresti trovare! Ai libri, pensa se c'è una biblioteca come quella a Dimir nella Fossa!" Arun rimane in silenzio per qualche secondo e questo lascia a Niv la possibilità di continuare a convincerlo. "E poi comunque non sappiamo dove siamo, giusto? Quindi tanto vale seguire questa strada e cercare qualcosa che possa farci capire dove siamo piuttosto che continuare a camminare a vuoto."
"Anche se ti dicessi di sì, e non lo sto dicendo, come pensi di arrivare a questa fantomatica città? Hai solo il disegno di una catena montuosa, non mi pare abbastanza."
"... Potrei aver ricopiato anche gli altri disegni."
"Quindi è questo che hai fatto per quattro ore mentre io mi spezzavo la schiena frugando tra i libri?"
"Pensavo che frugare tra i libri fosse una delle tue occupazioni preferite."
Arun impreca qualcosa a bassa voce in una lingua che Niv non conosce - e forse tutto sommato è meglio così - prima di cominciare a camminare aggressivamente dalla parte opposta di dove dovrebbero andare.
"Ehi- Arun. Dobbiamo andare a sinistra."
"Ma che strano.”
Il cammino procede lento ma costante, attraverso la giungla che soltanto occasionalmente lascia spazio a delle aree dalla vegetazione poco meno fitta ma pur sempre ricca. Niv tiene il suo taccuino a portata di mano e cerca il più possibile di seguire le poche indicazioni che ricava da disegni ormai vecchi di mesi - e maledizione a lui e a quando non ha ricopiato ogni singolo dettaglio visibile. Un paio di volte è Arun che riesce ad interpretare il significato di un simbolo o di un dettaglio che Niv non aveva notato e più o meno celermente, con Muffin alle calcagna, si inoltrano all'interno di una terra sconosciuta.
Ad ogni passo Arun sembra diventare sempre meno dubbioso e sempre più convinto di quell'ultima nuova impresa, e Niv non può fare a meno di osservare la cosa con divertimento.
(E se ogni tanto Niv si ferma a guardare Arun con qualcos'altro nello sguardo, nessuno dei due ne fa parola. Nessuno dei due fa mai parola di queste cose. È meglio così. È più sicuro così, nessuno può farsi male così.)
Ci vogliono tre interi giorni per arrivare all'ultimo disegno sul taccuino di Niv, che rappresenta un'enorme parete rocciosa ricoperta di fiori di ogni colore esistente.
La parete è- la parete è una parete. Niv e Arun passano due intere ore a perlustrare ogni singolo palmo di roccia, a controllare ogni singolo fiore prima che Arun decida che è una causa persa.
"Vuoi lasciar perdere?"
"No che non voglio," ribatte Niv senza nemmeno distogliere lo sguardo dal pezzo di roccia che sta esaminando per la seconda volta. Deve esserci qualcosa, era l'ultimo disegno del libro, deve esserci qualcosa di vero in quello che ha letto e in quello che ha ricopiato. Deve per forza. E se non è questa roccia sarà la prossima, e se non è nemmeno la prossima sarà-
"Niv, per tutta la Triade, siamo qui da ore. Rassegnati all'evidenza. Come ti ho detto fin da subito quello che hai letto sul libro era chiaramente una leggenda. Una bellissima leggenda, non lo metto in dubbio, ma comunque una leggenda."
"Ma non può essere! Abbiamo trovato ogni singolo disegno, c'era tutto! La catena montuosa e il lago a forma di lacrima e quella strana foresta di piante carnivore e il pezzo di sabbia nel bel mezzo della giungla e- perfino questa parete! È tutto come dovrebbe essere, è tutto com'era nel libro!"
"Il libro sarà basato su qualcosa di vero, Niv, ragiona!"
Il silenzio calato su di loro è interrotto solo dal gocciolio più o meno regolare di un piccolo ruscello che sembra scendere lungo la parete per cadere proprio ai loro piedi. Arun ha un'espressione ferma e Niv non riesce a fare altro che guardare da un'altra parte.
"Ma il tempio-"
"Niv. Non voglio davvero discutere di questo. È la cosa migliore da fare e lo sai anche tu. È il momento di usare un altro approccio. Cominciamo a cercare segni di vita, di qualsiasi tipo, e smettiamola con questa storia della città d'oro."
Ed è in quell'esatto momento che dalla stessa direzione dalla quale provengono le gocce d'acqua sembra saltare giù un nutrito gruppo di uomini con armi di vario genere puntate contro di loro. Uno degli uomini comincia a parlare in una lingua che nessuno dei due conosce, ma non è difficile intuire che le sue intenzioni non siano positive.
"Segni di vita tipo questi?" Niv deglutisce a vuoto, alzando le mani in segno di resa e vedendo Arun fare lo stesso con la coda dell'occhio.
"Sta' zitto," è l'ultima cosa che borbotta Arun prima che gli uomini sconosciuti facciano loro segno di seguirli. Non che ci siano molte altre possibilità se non seguirli.
La parete rocciosa, a quanto pare, era solo una parete. La vera cosa da scoprire era un sentiero, seminascosto nella vegetazione ai limiti della parete, che si inerpica su per il passo e arriva così tanto in alto da dover attraversare due o tre nuvole. Niv e Arun camminano in silenzio, scambiandosi qualche occhiata preoccupata ogni tanto e seguendo gli altri uomini. Il sentiero continua a salire, e così fanno loro.
Sembrano passare ore prima che il sentiero che stanno seguendo si apra in una sorta di piccola radura spoglia, dove gli uomini si fermano improvvisamente.
"Tutto qui? Che c'è qui?" Niv bisbiglia sotto voce ad Arun, che in tutta risposta scuote la testa.
Il bisogno di una risposta sparisce qualche secondo più tardi, quando il primo degli uomini si china e sembra sparire all'interno della roccia. Uno sguardo più attento rivela una sorta di passaggio all'interno della montagna ed è evidente che gli uomini vogliano essere seguiti. O preceduti, con la punta delle lance.
"Tanto non può andare peggio di così," borbotta Niv qualche secondo prima di lasciarsi cadere nell'apertura nel terreno. Non abbastanza in fretta da non sentire le imprecazioni di Arun e il successivo se lo dici ancora giuro che ti ammazzo.
L'apertura nel terreno consiste in una piccola caduta che conduce a quello che sembra essere un altro sentiero, all'interno della montagna, abbastanza lungo e tortuoso perché perfino Niv cominci a sentire la stanchezza di un'intera giornata addosso.
"Non finisce più," bisbiglia più a se stesso che ad Arun ed è nel momento esatto in cui lo dice che davanti a loro, dopo una svolta improvvisa a destra, si spalanca un'enorme vallata così piena di luci e di colori che entrambi sono costretti a chiudere gli occhi per qualche secondo.
Quando finalmente Niv riesce a socchiudere gli occhi per vedere meglio davanti a sé lo spettacolo è da togliere il fiato. Incastrata tra i monti - Niv non ha la più pallida idea di come questo sia fisicamente possibile, visto il percorso che hanno appena fatto - c'è un'enorme città che splende di luce propria, attraversata da un corso d'acqua e circondata dalla stessa vegetazione che ormai hanno imparato a conoscere ma, se possibile, ancora più colorata e stravagante.
Gli uomini li conducono giù per il sentiero che apparentemente porta nel bel mezzo della città e Niv non ha nemmeno il tempo di chiedersi che cosa stia per succedere: pochi minuti più tardi sono circondati da una folla di persone, tutte radunate come in attesa di qualcosa.
Niv ha la bruttissima sensazione che quel qualcosa siano lui e Arun.
Ed è così che si trovano nel certo di quella che sembra essere una grossa piazza, circondati da persone - e non ci vuole molto per notare che sono tutti umani, ovviamente, perché quando la sfortuna colpisce, colpisce in ogni modo possibile - che parlano una lingua che nessuno dei due capisce.
"Tra tutte le lingue che parli non c'è la loro, vero?" Arun indaga dopo qualche secondo, con neanche un singolo accenno di speranza nella voce.
"No, so solo cose inutili come l'elfico."
"E ovviamente non ci sono elfi."
"Non ci sono neanche nani, a quanto pare. O mezz'orchi. O altri che non siano umani."
"Proprio quello che volevo dalla vita."
La discussione a bassa voce è interrotta dall'arrivo di un piccolo contingente di quelli che sembrano soldati, che accompagnano una donna e un uomo vestiti più riccamente degli altri. Niv e Arun si scambiano un'occhiata nervosa: la situazione non piace a nessuno dei due.
Sia l'uomo che la donna davanti a loro tentano di rivolgersi a loro nella lingua sconosciuta e, nonostante l'incapacità di comunicare, quel tentativo rassicura almeno un minimo Niv: se avessero voluto ucciderli sul posto non di sarebbero presi la briga di tentare di parlare con loro, giusto?
Niv tenta tutte le lingue che conosce e sente Arun provare perfino in infernale. Niente di tutto quello che provano funziona, fino a quando l'uomo davanti a loro batte le mani come se si fosse appena ricordato qualcosa e un minuto più tardi Niv e Arun riescono a capire tutto quello che dice.
"Avremmo dovuto pensarci prima, ovviamente la lingua con la quale dobbiamo rivolgerci a voi è questa."
Niv cerca in ogni modo di capire che lingua sia ma l'impresa si rivela impossibile: riesce a capirne le parole, riesce a parlarla, sa perfettamente come usarla eppure non è nessuna delle lingue che conosce. Il mistero rimane per il futuro, però, perché i problemi di cui occuparsi ora sono altri. Non si è certo dimenticato i soldati con le lance proprio dietro di loro.
"No, guardate, va tutto bene- adesso che ne andiamo, eh? Ce ne torniamo indietro e nessuno si farà male, che ne dite?"
"Ma non potete andarvene! Siete appena arrivati," ribatte immediatamente l'uomo che hanno davanti, con una luce particolarmente intensa negli occhi. "Siete venuti qui per un motivo, sicuramente?"
Niv e Arun si guardano, con uno sguardo che entrambi riconoscono immediatamente, e annuiscono all'unisono.
"Concime?"
"Concime."
"Ecco, vedete, noi siamo-"
"Ma noi sappiamo perfettamente chi siete!" esclama la donna davanti a loro, con un sorriso incredibilmente brillante, come se fosse il momento più bello della sua vita.
"... Voi sapete chi siamo?"
"Certo che lo sappiamo! Aspettiamo questo momento da così tanti anni ormai, cominciavamo a temere che non sareste mai arrivati,” l'uomo si inserisce nel discorso, lanciando un'occhiata velenosa alla donna. "Le profezie parlavano di qualche secolo fa, ma sappiamo tutti come possono essere le profezie."
"Il punto è che-"
"Che aspettavamo la venuta degli dèi da così tanto tempo! E adesso che siete qui, miei signori, adesso che gli dèi sono davvero tra noi, tutta la città sarà testimone del vostro terribile potere!”
Niv e Arun si scambiano uno sguardo confuso che si tramuta, solo qualche istante più tardi, in una comprensione reciproca. Niv tira fuori il suo sorriso migliore e Arun la sua espressione meno corrucciata - nonostante, secondo il modesto parere di Niv, quello sguardo serio si addica perfettamente ad un dio.
"Gli dèi, certamente, certamente," comincia Niv con il tono di voce più solenne che riesce a trovare - il che, già di per sé, è una grande sfida. "Siamo proprio noi."
"E come possiamo chiamarvi?"
"Uh- potete chiamarci Arun e Niv," per una volta è incredibilmente Arun a prendere la palla al balzo - ma anche questa forse non è una grande sorpresa. Stanno comunque facendo finta e Arun è sempre leggermente più a suo agio quando fanno finta.
"Niv e Arun!"
"Arun e Niv," ripete la donna ancora davanti a loro, con un sorriso luminoso, come se stesse assaporando i loro nomi sulla lingua. "Benvenuti ad El Dorado!"
L'intera città sembra irrompere in grida di giubilo e quasi senza accorgersene Niv e Arun sono letteralmente portati in trionfo, tra acclamazioni e canti, fino ad una quasi esatta copia dell'edificio che hanno trovato sulla spiaggia. Quasi esatta, perché questa è interamente fatta d'oro.
"Stai vedendo anche tu quello che vedo io?" Niv chiede con una voce stranamente acuta, asciugandosi di nascosto una lacrima. Arun non risponde nemmeno e Niv non può certo biasimarlo. Lo spettacolo che si para davanti a loro è perfino più splendido di quello che si vedeva dall'inizio del sentiero dal quale sono arrivati: ogni singolo edificio che passano è fatto d'oro e di pietre preziose, ogni singolo abitante che passano è similmente adornato e si affretta a gettarsi ai loro piedi in adorazione.
Nessuno dei due è neanche vagamente preparato per una cosa simile.
La donna - che si scopre essere a capo della città - parla senza sosta per tutto il percorso, spiegando loro tutto quello che le viene in mente sulla città e probabilmente cercando di metterne in luce tutti gli aspetti più positivi. L'uomo - a quanto pare una sorta di sacerdote di qualche tipo - sembra molto meno convinto delle sue parole e continua a borbottare qualcosa riguardo ad un fantomatico giorno del giudizio che starebbe per arrivare.
Non che Niv stia prestando particolare attenzione alle sue parole. C'è troppo oro intorno perché possa ascoltare seriamente qualsiasi altra cosa, specialmente quando la donna li conduce fino alla cima della piramide. In quella che a quanto pare è appena diventata la loro piramide.
L’interno è ancora più ricco dell’esterno: enormi stanze ricolme di oro e oggetti preziosi e pietre e libri per riempire tre o quattro templi di Isara. Ci vogliono almeno venti minuti di silenzio prima che uno dei due riesca a tirare fuori qualcosa, qualsiasi cosa, da dire.
"Che cosa diavolo sta succedendo?"
"Non chiederlo a me. Siamo in una città d'oro e apparentemente siamo appena diventati divinità. La mia sapienza si ferma qui."
"Uh- Arun?"
"Sì?"
"Non trovi che questi sembrano davvero noi?" Niv bisbiglia con voce meravigliata, indicando un mosaico pieno di oro e pietre preziose che rappresenta due figure stranamente simili a loro. E un cinghiale, o almeno la rappresentazione molto artistica di un cinghiale. "Guarda- corna, pelle color corallo. Zanne, pelle verde paludosa-"
"Non hai la pelle verde paludosa."
"Però la somiglianza è incredibile. E quanto è assurdo che ci sia anche un cinghiale?"
"Sei davvero convinto che quello sia un cinghiale e non uno strano incrocio tra un coniglio e un lupo?"
"Be', sta di fatto che somiglia a Muffin. E loro somigliano a noi."
"È sicuramente un caso fortuito. O sfortunato, più che altro."
"Sfortunato? Arun ma di cosa stai parlando! Questa è un'occasione d'oro! Letteralmente!"
"No, Niv, questa è l'ennesima situazione pericolosa in cui ci siamo cacciati. Cosa pensi succederà quando scopriranno che non siamo davvero divinità?"
"... Vuoi dire se lo scopriranno."
"Tu davvero pensi che possiamo portare avanti una truffa di questo livello? Senza farci scoprire?"
"Io credo nelle nostre capacità!”
“Io creda nella nostra sfortuna!”
“Arun,” Niv lo prende per le spalle, facendolo voltare verso il resto della stanza per ricordargli giusto un secondo di quanto oro stanno parlando. “Non puoi pensare che questa sia sfortuna. Ci credono divinità! Potremmo-”
“Qualsiasi cosa tu stia per dire, non la dire. Ti conosco e conosco tutti i tuoi assurdi piani d’azione e sono sicuro che se apri la bocca adesso mi ritroverò chiuso in un sacco tra due ore.”
“Vuoi smetterla di rinfacciarmi quella storia? Ha funzionato o no? Sei tu quello dei piani elaborati, io agisco quando c’è da agire.”
“Ed è per questo che ora tu ti siedi,” Arun non ha nemmeno bisogno di tirarlo a sedere perché Niv è pronto ad obbedire e tre secondi dopo è seduto sul divano più soffice che abbia mai sentito in tutta la sua vita. “E ascolti quello che ho da dire.”
Niv osserva in completo silenzio Arun fare su e giù per la stanza, attento a non fare neanche il più piccolo rumore per non disturbare l'evidente processo creativo mentale che sta avvenendo sotto i suoi occhi. Arun passa davanti ad una pila particolarmente pendente di oggetti di vario genere e si ferma ad osservare una coppa incastonata di diamanti e pietre preziose, prima di voltarsi di scatto e schioccare le dita.
"Noi rimaniamo qui."
"Uh-uh."
"Ci fingiamo divinità e diamo loro corda."
"Uh-uh."
"Per pochi giorni."
"Uh-uh."
"Capiamo dove siamo finiti esattamente."
"Certo."
"Non attiriamo l'attenzione su di noi."
"Ovviamente."
"Poi ci inventiamo una scusa e ce ne torniamo a casa con tutto quest’oro."
Arun rimane in silenzio quanto basta per far capire a Niv che quello è il loro nuovo piano d’azione e che lui può tornare a parlare. Forse.
“E quindi questo è il tuo piano?”
“Già.”
“Mi piace! Loro si godono le loro divinità, noi ci prendiamo l’oro, mi sembra che sia una vittoria per tutti!”
“Mi sembra poco plausibile che loro la pensino così, quindi vediamo di metterci bene in testa le regole, Niv: ci fingiamo divinità ma cerchiamo di non attirare troppo l’attenzione su di noi.”
Niv annuisce con entusiasmo, tenendosi per sé il commento su quanto le due cose forse non coincidano esattamente. Tutto l’oro che hanno intorno e quell’assurda ma fantastica situazione in cui sono finiti sono distrazioni troppo grandi perché quell’attimo di logica riesca ad avere la meglio sul resto.
Salta fuori che non farsi notare è relativamente complicato, quando sei una divinità.
Salta fuori che non farsi notare è ancora più complicato se stai fingendo di essere una divinità e hai lo stesso bisogno di parlare con le persone che ha Niv.
Gli abitanti della città organizzano feste che sembrano sfumare una nell’altra, ricevimenti e celebrazioni in piazza e nei templi e nella casa del capo della città e Niv e Arun perdono la cognizione del tempo - Niv più di Arun, probabilmente, perché Arun sembra avere bene in mente un preciso obiettivo mentre Niv si perde ripetutamente ad osservare le bellezze della città e a parlare con i suoi abitanti e a giocare con i bambini.
Salta fuori che passare dall’essere generalmente guardati con sospetto all’essere adorati come vere e proprie divinità può dare alla testa a chiunque.
Quindi non è esattamente colpa loro se si ritrovano, entrambi, in condizioni più subumane che divine dopo l’ennesimo festeggiamento e le indicibili quantità di alcolici dai colori sgargianti e cibi variegati e intensi profumi.
Niv chiude gli occhi per non vedere la luce del sole che filtra tutto intorno a loro, perché la testa gli scoppia e questo non è mai un buon segnale.
(Se chiude gli occhi e non pensa a niente la sua mente si riempie delle immagini della sera prima e di bambini che ridono e Arun che batte le mani al ritmo della musica e Arun che gli passa da bare e Arun che sorride e Niv non è sicuro di essere in grado di affrontare quelle immagini, non con così poco riposo e così tanto alcool e un’intera giornata davanti.)
Un verso soffocato da qualche parte vicino alla sua spalla lo costringe a piegare la testa in una posizione particolarmente scomoda e a socchiudere gli occhi. Arun è affondato, faccia nel cuscino, a poca distanza da lui.
Ci vuole un attimo prima che Niv si renda conto che sono nello stesso letto.
“Che ore sono,” chiede Arun in quella che è a tutti gli effetti un’affermazione, non una domanda. Niv riesce a sentire il retrogusto di voglio morire nel modo in cui Arun borbotta quelle tre parole - e, di nuovo, forse è il caso di non soffermarsi troppo a riflettere sul livello di conoscenza reciproca al quale sono arrivati.
“Non ne ho idea, mi sono appena svegliato.”
Arun risponde con un brontolio intellegibile e Niv mette a prova la sua forza di volontà imponendosi di aprire del tutto gli occhi - e ignorando momentaneamente Muffin che ronfa pancia all’aria su una pila di cuscini ricamati e stoffe preziose.
“Ad essere onesto non so nemmeno che giorno sia.”
“Carne di maiale,” ribatte Arun come se fosse la risposta perfetta a quella mezza domanda e Niv, non volendo scartare del tutto l’opzione che quella sia una velata minaccia, decide di lasciar perdere la questione.
Un veloce giro della stanza in cui si trovano - il tempio a loro dedicato ne ha così tante che Niv non si è ancora ambientato per bene - rivela una grande quantità di oggetti preziosi e una scarsissima presenza di cibo. E Niv sta morendo di fame, quindi vagare fino a trovare del cibo sembra essere una buona idea.
“Mio signore!”
“Ah!” Niv strilla, sobbalzando bruscamente, prima di mettere a fuoco il sacerdote. “Ah! Gran Sacerdote! Ecco, sì- buongiorno?”
“Desideravo proprio un istante del vostro tempo,” mormora il sacerdote con un profondo inchino e, sebbene Niv non sia abituato a pensare male delle persone è evidente che l’influenza di Arun abbia dato i suoi frutti, perché il tono mellifluo dell’altro uomo basta a fargli venire i brividi.
I minuti successivi non fanno altro che aggiungere brividi su brividi, brutte sensazioni su brutte sensazioni mentre il sacerdote gli spiega quanto desidera celebrare una qualche festa - che ovviamente Niv non conosce - con un nome strano e un rito altrettanto strano e un sacco di altre cose che Niv, impegnato a cercare di indietreggiare il più possibile, nemmeno quasi ascolta.
“La prossima volta, Gran Sacerdote, rivolgiti ad entrambi i tuoi dèi.”
L’entrata in scena di Arun, non c’è che dire, è alquanto trionfale. Il tono di voce basterebbe a congelare chiunque, figuriamoci un fedele devoto come l’uomo che hanno davanti - il quale infatti si inchina immediatamente e si scusa più volte.
Niv lascia più che volentieri ad Arun il controllo della situazione e si limita ad osservare la maestria con cui lo sguardo di Arun, sempre più freddo e altezzoso, finisce praticamente per far fuggire via il sacerdote.
“Mi piace troppo quando fai questa cosa,” si lascia sfuggire Niv prima di potersi trattenere e nessuno dei due farà parola di quello che ha appena detto o del modo in cui Arun ha distolto lo sguardo.
“Quindi c’è un rito al quale dobbiamo prendere parte?”
“Così pare.”
“E non è una festa o una celebrazione o una cosa divertente come quelle, vero? Non l’ha organizzata il capo della città e la moglie del capo non ha cucinato quel dolce delizioso avvolto nelle foglie?”
“Sembrerebbe di no.”
“Peccato.”
Salta fuori che il rito è proprio un rito religioso. Con tanto di canti e preghiere sommesse e due infinite ore di cose a cui Niv non è minimamente abituato. Stare fermo in piedi davanti all’altare è una tortura disumana e le sue gambe darebbero qualsiasi cosa per potersi muovere.
Anche Muffin dà segni di irrequietezza, mentre Arun al suo fianco continua ad essere l’immagine stessa della perfezione. Non che questa sia una grande novità, aggiunge mentalmente Niv, distraendosi ad osservare Arun e perdendosi le ultime parole del sacerdote. Che ovviamente, perché non poteva essere altrimenti, dovevano essere qualcosa di molto importante perché l’intera città sembra trattenere il respiro e Arun aggrotta le sopracciglia in un modo che a Niv non piace per niente.
“Non ho capito,” bisbiglia Niv ad Arun, cercando di non farsi sentire o vedere da tutto il resto della città. Arun non ha bisogno di rispondere perché il sacerdote alza entrambe le braccia al cielo e tuona un chiarissimo gli dèi richiedono un sacrificio!
“Un- abbiamo chiesto un sacrificio?”
“No, non l’abbiamo chiesto,” Arun ribatte sottovoce, chiaramente cercando di tenere sotto controllo il fastidio che sta provando. Niv non vorrebbe essere nei panni di- be’, di tutti gli altri.
Il sacerdote esclama qualche parola in una lingua che Niv non riconosce, prima di fare un cenno ad uno dei soldati che torna soltanto qualche secondo più tardi con un uomo, chiaramente senza forze, che viene fatto inginocchiare sull’altare. Il tutto si svolge in un’atmosfera surreale, circondati da un silenzio decisamente pieno di quella che non è difficile riconoscere come paura.
"Che cosa diavolo?" Arun bisbiglia altrettanto sottovoce, più come un'imprecazione che come una vera e propria domanda. Niv non sa cosa rispondere. Niv non sa nemmeno bene che cosa pensare di quello che sta succedendo davanti ai loro occhi. Sembra così surreale da non poter essere vero - così come la spada cerimoniale che viene sollevata dal sacerdote, direttamente sopra la testa dell'altro uomo, e-
"Fermo!" Niv quasi non si rende conto di aver parlato, e nemmeno di essere avanzato fino ad essere ad un passo dal sacerdote. Se non fosse per il suon buon udito non avrebbe nemmeno sentito Arun sibilare quel cosa stai facendo che comunque decide di ignorare.
"C'è forse qualcosa che non va, mio signore?"
"Questo sacrificio, ovviamente! Non mi pare di aver mai richiesto un sacrificio umano."
"Ma le nostre scritture dicono che-"
È a quel punto che Arun interviene, nonostante il commento precedente, incanalando tutta quell'aurea spaventosa che è tanto bravo a mostrare, mentre Niv gli cede il posto ben contento di lasciargli prendere il comando.
"Le vostre scritture sono state interpretate da altri comuni mortali, non è così?" Arun domanda con un tono di voce a dir poco gelido. "E se i vostri dèi, che ora sono qui davanti a voi, vi dicono che avete sbagliato... voi dubitate delle vostre divinità o dei mortali che hanno trascritto le nostre parole?"
Dal mormorio alle loro spalle è chiaro che il resto della città è perfettamente d'accordo con quello che Arun ha appena detto. Il sacerdote, però, ha un'espressione tutt'altro che soddisfatta - quasi velenosa.
"Mio signore, non credo che abbiate capito-"
"Stai contraddicendo il tuo dio? No, non solo, stai insinuando che io non abbia capito qualcosa?"
L'intera città trattiene visibilmente il respiro, e per un singolo istante Niv ha quasi voglia di tirare fuori un sorriso soddisfatto davanti a quella dimostrazione di potere, anche se è un potere diverso da quello che pensano tutti gli abitanti.
Poi Niv si volta, per lanciare di sfuggita un'occhiata alla folla dietro di loro. Ed è in quel momento che vede l'enorme animale dall'aspetto decisamente pericoloso - una sorta di strano miscuglio tra un lupo e una pantera - avvicinarsi con intenti chiaramente aggressivi ad alcuni abitanti, a pochi passi dall'altare. Mai come in questo momento Niv rimpiange di non avere con sé il suo arco.
"Uhm, Arun-"
"Non adesso, Niv," né il sacerdote né Arun sembrano avere notato la cosa. L'animale continua ad avanzare, in chiaro assetto da caccia, e Niv tenta nuovamente di attirare l'attenzione di Arun.
"No, Arun-"
"Non adesso."
"Ma Arun, dico sul serio, devi-"
"Cosa c'è di così tanto importante!"
Arun alza la voce, probabilmente più per colpa della tensione che per altro, e nel momento esatto in cui le sue parole risuonano nell'aria, l'animale abbassa le orecchie e fugge da dov'è arrivato con la coda tra le gambe. L'intera folla prorompe in esclamazioni tra lo stupito e il sollevato, soltanto un secondo prima di lasciarsi cadere per terra nell'inchino più profondo che Niv abbia mai visto.
"Be'- non c'è che dire, complimenti," bisbiglia Niv sottovoce, dando per scontato che Arun abbia fatto qualcosa - tra le cose magiche che fa di solito - per risolvere la situazione.
"Cosa diavolo è appena successo?" Arun bisbiglia con così tanta incredulità nella voce che Niv è costretto a rivedere le sue posizioni.
Il sacerdote lascia andare l'uomo in ginocchio per terra, con uno sguardo incredibilmente pieno di paura, sollevando le mani al cielo come a volersi arrendere. L'uomo si inchina più e più volte, allontanandosi di corsa come se avesse timore di tornare nella situazione in cui era prima, ringraziando sentitamente Arun.
Il resto della città è ancora inchinata. Niv decide di approfittare della situazione.
“I vostri dèi hanno decretato: non ci saranno sacrifici umani, né ora né mai."
Le grida di gioia che prorompono dopo le sue parole sono abbastanza perché Niv lasci da parte tutta l’ansia appena accumulata e passi un braccio attorno alle spalle di Arun, sollevando l’altro con aria vittoriosa.
Il capo della città è chiaramente entusiasta della piega degli eventi e, lasciando per un secondo da parte sua moglie si avvicina a loro per convincerli a prendere parte all’ennesima celebrazione in loro onore, questa volta qualcosa che rappresenti anche il passaggio a questa nuova era - senza sacrifici.
Entrambi accettano - non che possano fare altrimenti, ovviamente - di buon grado, pronti ad un’altra serata dalla quale usciranno più morti che vivi. Il che è sempre e comunque meglio di un sacrificio umano.
"Quindi tu non hai idea di cosa sia successo prima," bisbiglia Niv quando sono abbastanza lontani dalle orecchie di tutti, mentre salgono la lunghissima gradinata del tempio a loro dedicato.
"Non ne ho idea. Ero impegnato a mettere paura al sacerdote, non ho- non avevo nemmeno visto l'animale," risponde Arun guardando dritto davanti a sé, come a voler mettere a tacere il discorso non ho visto qualcosa di molto importante che stava accadendo.
Niv rimane in silenzio per tutto il tempo necessario ad arrivare in cima al tempio, prima di scoppiare a ridere in un modo che fa voltare Arun verso di lui, con un cipiglio che non promette niente di buono.
"Vuoi spiegarmi perché stai ridendo così?"
"No, niente."
"No, avanti. Deve essere particolarmente divertente se stai ridendo così."
Niv non risponde subito ma non si nega nemmeno: si limita a togliersi di dosso l'ingombrante copricapo con le piume che sono stati costretti a mettersi per la cerimonia, prima di avvicinarsi all'apertura nella pietra che funge quasi da piccolo balcone e guardare fuori. Passa qualche secondo e Niv ride di nuovo, questa volta come se fosse quasi concentrato.
Il cipiglio di Arun non se n'è mai andato e Niv lo sa perfettamente.
"È solo che è incredibile come tu sia riuscito a risolvere due problemi insieme senza nemmeno impegnarti. Voglio dire, ogni tanto fai certe cose che mi lasciano senza parole."
Nessuno dei due commenta quella frase, né il fatto che Niv si ostini a guardare fuori, in direzione della città. Continua ad essere più facile ignorare tutto quanto.
"Be'," Arun si schiarisce la voce, cercando di cambiare argomento. "Sarebbe il caso di cominciare ad accennare al capo che abbiamo intenzione di andarcene."
Niv annuisce distrattamente, troppo occupato ad osservare lo splendore degli edifici completamente ricoperti di lamina dorata e degli enormi uccelli con il becco ricurvo che passeggiano liberamente nelle piazze della città.
"Stasera. Domani, dopo la festa di stasera.”
"Una barca?"
La donna li guarda come se le avessero appena detto una completa assurdità - e in fondo Niv è abbastanza del parere che sia così. Almeno dal suo punto di vista, ecco. Ci sono una miriade di cose che non tornano nel loro piano - per esempio, banalmente, il fatto che due dèi vogliano una barca e non siano in grado in qualche modo di procurarsela da soli - ma Niv ha imparato che nella maggioranza dei casi questi sono proprio i piani che vanno a buon fine.
"Sì, sì, ecco- un barca."
"Vi serve una barca."
“Ecco, capo, dovete immaginarvi la cosa un po' come un- viaggio orizzontale. Capisce, noi navighiamo, orizzontalmente, prima di- ascendere. Sì, ascendere,” Niv propone quell'idea che lui e Arun non hanno affatto provato prima, nel privato del loro tempio. No, niente affatto. “Verticalmente.”
“Io... capisco. Certamente, non pensavamo che sareste rimasti con noi per sempre,” annuisce la donna dopo un attimo di incertezza, sistemandosi meglio contro lo schienale della sedia. Arun annuisce, apparentemente soddisfatto di come stanno andando le cose.
“Quindi, necessitiamo questa barca.”
“La barca.”
“Nel minor tempo possibile. Diciamo- un giorno?”
A quelle parole la donna spalanca gli occhi e guarda alternativamente prima Arun, l'ultimo a parlare, e poi Niv. È chiaro che quella parte del piano funzioni perfino meno bene di tutto il resto.
“Un- ma noi pensavamo sareste rimasti con noi per molto più tempo!”
“C'è quello che i mortali pensano e poi c'è quello che gli dèi necessitano," Arun risponde in tutta la sua enigmaticità, lasciando quasi senza parole Niv. E quella frase da dov'è saltata fuori? Non l'hanno mica provata prima. "L'ascensione deve avvenire il prima possibile.”
“Ma- siete qui da così poco tempo.”
“I nostri doveri divini continuano anche in nostra assenza. L'intero universo andrebbe in rovina se trascurassimo i nostri doveri," ribatte Arun senza perdere neanche un colpo, e a quelle parole è evidente che anche la donna si dia per sconfitta.
“Il massimo che posso fare sono tre giorni, miei signori.”
“Tre giorni... tre giorni sono tanti.”
“Anche mettendo a vostra disposizione tutti i miei uomini, tre giorni sono il minimo tempo necessario a costruirvi una barca in grado di navigare e di trasportare i vostri tributi. Intanto potreste... godervi la città?”
“Tre giorni non vanno bene, Niv.”
Arun lancia dall'altra parte della stanza una coppa d'oro che rimbalza contro il muro e finisce per atterrare nella piccola vasca d'acqua presente all'interno del tempio. Niv è occupato a far sparire l'intero vassoio di frutta fresca che qualcuno della città ha fatto loro trovare all'ingresso, abbastanza occupato da non fare caso al volo della coppa.
“Uh?”
“Tre giorni non vanno bene. Tre giorni sono troppi. Sai quante cose possono succedere in tre giorni? Sai quante brutte cose possono succedere in tre giorni? Una marea!”
“Ti stai agitando troppo. Tre giorni non sono così tanti.”
“Sono tanti quando stai portando avanti una truffa di queste dimensioni. Quanto tempo pensi che impiegheranno a rendersi conto che non siamo divinità? E cosa credi che succederà quando lo capiranno?” Arun solleva le mani al cielo, apparentemente esasperato dalla mancanza di preoccupazione in Niv. “Faremo una brutta fine! E io non voglio fare una brutta fine, non dopo tutte le brutte situazioni dalle quali siamo scampati per puro miracolo!”
“Scamperemo anche a questa.”
“Voglio vedere come fai a scampare ad un'intera città inferocita.”
“Vedrai che non ci scopriranno. Dobbiamo solo fingere per altri tre giorni, cosa-”
“Non dire cosa vuoi che sia. Non dirlo. Perché se lo dici ci scoprono tra dieci secondi. Non devi aprire la bocca.”
“D’accordo, d’accordo. Scusa. Però è vero, dobbiamo solo fingere per altri tre giorni, possiamo farcela.”
“Mh,” replica Arun con poco convinzione, guardando con insistenza Niv probabilmente nel tentativo di capire cosa gli stia passando per la testa. “Ti ricordi quello che abbiamo concordato all’inizio di questa cosa? Non attiriamo l’attenzione su di noi. Rimaniamo qui per tre giorni, partecipiamo il meno possibile a qualsiasi tipo di celebrazione, raduno o festa. Tra tre giorni ce ne andiamo con tutto quest’oro. Dimmi che hai capito e che farai come abbiamo concordato.”
“Promesso.”
Niv resiste esattamente trentadue ore.
Trentadue ore, bloccato nelle stesse stanze con Arun senza avere niente da fare se non guardarlo leggere. È più di un anno che viaggiano insieme, notte e giorno, ed essere nello stesso posto con lui non dovrebbe essere un problema. Il fatto è che di solito Niv ha una miriade di altre cose da fare. Il fatto è che di solito hanno qualcosa da cacciare o qualcosa da cui scappare o qualche posto in cui intrufolarsi.
Qualcos’altro da pensare, da osservare, da guardare che non sia Arun che divora libro su libro alla luce calda delle candele - o sulla piccola terrazza che dà sul fiume che attraversa la città.
Niv ci prova, ci prova davvero. Arun gli ha detto di resistere lì dentro per tre giorni e Niv ci prova il più possibile, Niv tenta di pensare ad altro e di concentrarsi su qualsiasi altra cosa - ma dopo aver contato ogni singolo pezzo d’oro che c’è all’interno del tempio, le cose da fare si riducono a zero.
(A zero, oltre a guardare Arun. Oltre a vedere Arun divorare libri su libri alla ricerca probabilmente di qualsiasi cosa possa essere utile nelle loro ricerche e nei loro viaggi. Oltre a guardare i riflessi delle luce delle candele sulla sua pelle.)
Niv resiste esattamente trentadue ore.
La città esplorata da vicino è ancora più bella di quanto non sembrasse dall’alto del tempio. Niv non ha mai particolarmente apprezzato le città, specialmente non quelle molto grandi, perché crescere in mezzo al nulla ha contribuito a fargli preferire di gran lunga gli ampi spazi della natura agli stretti vicoli delle città.
Il fatto è che la Città d’Oro è diversa da qualsiasi altra città Niv abbia mai visto nella sua vita. E non solo perché è completamente ricoperta d’oro, no.
La vegetazione della giungla che li circonda sembra fare parte della città stessa: un gran numero di edifici si regge o utilizza gli alberi come parte portante. Gli animali vagano liberamente per la città, tanto che per la prima volta in tutta la sua vita portare con sé Muffin all’interno di una città non sembra essere un problema. Anzi.
Gli abitanti della città, quando finalmente sembrano essersi abituati alla presenza di Niv tra di loro e non temono più di farlo arrabbiare in qualche modo - forse l’hanno guardato per abbastanza tempo in faccia da capire che non c’è proprio verso di farlo arrabbiare - sembrano apprezzare i suoi tentativi di capire i loro usi e costumi.
I bambini sembrano trovarlo particolarmente divertente perché dopo poco tempo prendono a seguirlo praticamente ovunque. L’ukulele riscuote particolare successo, così come le sue scarse doti canore che sono più che sufficienti a far divertire la crescente folla di bambini e ragazzini che lo segue per le strade.
È una giornata incredibile. Per la prima volta in tutta la sua vita trovarsi all’interno di una città non è un fastidio - sarà per la presenza della folta vegetazione della giungla anche tra una casa e l’altra. Sarà perché sono tutti amichevoli e non c’è nessuno che guardi mali lui o Muffin.
Muffin riscuote quasi più successo dell’ukulele: dopo aver parlato con un paio di uomini a Niv pare di capire che qui non ci siano animali simili a lui, neanche qualche strano incrocio o qualcosa di vagamente somigliante.
Niv si guarda bene dall’accennare all’uso dei cinghiali in cucina.
“Non hai l’aria di qualcuno che desidera particolarmente andarsene,” una voce conosciuta interrompe i suoi pensieri e quando si volta Niv si trova davanti il volto serio e allo stesso tempo sorridente del capo della città.
“Be’… i desideri sono una cosa, i doveri un’altra,” Niv risponde diplomaticamente, scacciando la fastidiosa sensazione che la donna sappia perfettamente tutto quello che gli passa nella testa.
“E i doveri richiedono per forza la presenza di entrambi? Forse il divino Arun potrebbe tornare nel vostro regno e… tu potresti rimanere qui.”
Sarebbe una bugia dire che Niv non ci pensa nemmeno per un istante. Rimanere lì, lontano da tutti i guai e le cose sovrannaturali che li inseguono - o li aspettano, tanto cambia poco -, lontano dai pericoli e dal costante rischio di morire per cause non naturali. Adorati e osannati da un’intera città, pieni di cibo e oro e letteralmente qualsiasi cosa potrebbero desiderare.
Un sogno, rispetto a quello che li aspetta una volta tornati indietro.
Con la coda dell’occhio Niv può vedere la donna sorridere, forse prendendo quel silenzio come un segnale che stia considerando la sua offerta.
È ovviamente a questo punto che un boato colossale fa letteralmente tremare la terra e tutto va in rovina. Dal tempio principale della città sbuca un enorme - grosso quasi quanto lo stesso edificio - giaguaro fatto di… oro? Oro. Perché no.
La situazione potrebbe perfino essere normale. Niv ha visto cose molto più strane anche solo negli ultimi giorni di permanenza, per non parlare di quanto visto prima.
Poi il giaguaro ruggisce e comincia a distruggere qualsiasi cosa sul suo cammino.
Ovviamente.
“Che cosa diamine sta succedendo qui?” Arun sbotta da qualche parte alle sue spalle, con un tono di voce che onestamente Niv sperava di non dover mai più sentire. Arun ha un’espressione particolarmente truce - anche quando guarda verso di lui.
Specialmente quando guarda verso di lui.
“Non ne ho idea, è appena spuntato fuori.”
“Quindi non è colpa tua? Non dipende dal fatto che non dovresti essere qui?”
“Assolutamente- no,” prova a ribattere Niv, cercando di evitare in ogni modo lo sguardo penetrante di Arun. Fortunatamente il giaguaro sembra dirigersi con molta convinzione verso di loro. Perché non sarebbe potuta andare in nessun altro modo.
“E allora perché ce l’ha con noi?”
“Ma che ne so io!”
Il giaguaro sceglie proprio quel momento per lanciarsi su di loro. Niv è costretto a rotolare di lato per evitare di finire schiacciato - e un’occhiata veloce gli conferma che anche Arun ha fatto lo stesso.
I successivi minuti sono caos, completo e senza fine. Il giaguaro distrugge case, templi e qualsiasi cosa si pari sul suo cammino. Chiunque non è abbastanza veloce da scappare viene schiacciato sotto zampe enormi e Niv scopre dopo ben poco tempo che arco e frecce (o spada, per quello che conta) non servono a granché.
Si scopre anche, grazie alla voce che sembra provenire dal giaguaro stesso, che qualcuno deve aver scoperto che Niv e Arun non sono davvero divinità. Qualcuno che non era particolarmente contento dei cambiamenti da loro apportati.
Qualcuno che a quanto pare è in grado di possedere un enorme giaguaro fatto d’oro e di distruggere l’intera città.
“Vorresti rimanere qui?” sbotta Arun quando si ritrovano entrambi nascosti dietro il muro di un’abitazione crollata per metà. Niv impiega qualche secondo a capire a cosa si stia riferendo Arun.
“Non- Ma ti sembra il momento per farmi una domanda simile?”
“Stiamo per essere schiacciati da un giaguaro gigante, il minimo che puoi fare è essere sincero con me!”
“Cosa ti fa pensare che io voglia rimanere qui?”
“Ti ho sentito parlare con il capo!”
Qualsiasi ipotetica risposta di Niv è mangiata via dall’ennesimo assordante rumore di qualcosa che si schianta. Estremamente vicino al punto dove si stanno nascondendo. Quello che segue è un unico gigantesco tentativo di salvarsi la pelle - e possibilmente salvarla anche a tutti gli altri. La bestia vuole molto chiaramente loro, quindi il geniale piano di Arun consiste nel saltare al volo a bordo della nave appena costruita, tentare di manovrarla in due (con risultati scarsi ma funzionali a quello che devono fare) e lanciarla giù per le enormi e altissime cascate che segnano uno dei confini della città.
“E questo sarebbe il tuo piano?” sbotta Niv con una nota acuta nella voce, sicuramente attribuibile ad uno dei piani più folli in cui si siano mai lanciati. Uno dei, non il peggiore. “Fantastico, io penso ad attirarlo sulla nave allora.”
Il che si rivela perfino meno complesso del previsto. O almeno: la parte che comprende l’attirare il giaguaro d’oro sulla nave è meno complessa. Quella che prevede il rimanere vivi fino alla fine è un delirio.
I successivi tre minuti sembrano trascorrere alternativamente con la velocità di cinque anni o quattro secondi, senza via di mezzo. Niv riconosce perfettamente tutto quello che è successo: la nave diretta per le cascate, il giaguaro diretto alla nave, la magia di Arun impegnata a tenere a bada il giaguaro e ad evitare che Niv finisca male. La nave mezza distrutta ma non distrutta abbastanza da fermarsi. Il terrificante e lunghissimo salto giù per le cascate.
Niv non ha onestamente idea di come faccia ad essere ancora vivo. Di come facciano ad essere ancora vivi. Ogni tanto - molto spesso - è meglio non farsi domande.
La nave è distrutta, il giaguaro è distrutto, il sacerdote è decisamente morto. Arun, Niv e Muffin sono incredibilmente tutti interi. Forse un po’ ammaccati, sì, ma tutti interi. Arun tiene lo sguardo fisso sulla cascata, come se stesse cercando di prosciugarla con una maledizione. (E magari è davvero così.)
“Possiamo trovare un modo per tornare indietro. Sarebbero tutti contenti di riaverti.”
“Non ho mai pensato neanche un secondo di rimanere. Da solo. Dovresti conoscermi abbastanza bene da saperlo, ormai. Qualsiasi cosa ci aspetta davanti la affrontiamo insieme.”
Arun non risponde e ad essere sinceri Niv non ha davvero bisogno di una risposta. Niv ha bisogno di prendere in braccio Muffin per assicurarsi che stia davvero bene, recuperare qualsiasi cosa da mettere sotto i denti e decidere cosa fare poi.
Ed è a quel punto che Arun lo colpisce con la peggior notizia dell’universo in cui si trovano e anche di tutti quelli in cui non hanno mai messo piede.
“Sai cosa ci siamo dimenticati di fare per tutto questo tempo?”
“Uh?”
“Dire ad Ilith dove siamo stati.”
“… Oh cazzo.”
Circa dieci minuti più tardi il cipiglio truce di Ilith li accoglie dallo specchio, insieme ad un tranquillissimo si può sapere dove cazzo siete stati fino ad adesso? che rimarrà negli incubi di Niv per i mesi a venire.
Arun distoglie lo sguardo dallo specchio per un secondo, lanciando un’occhiata veloce a Niv prima di mormorare qualcosa abbastanza a bassa voce perché nessun essere vivente possa sentire. Ed è una fortuna, di nuovo, che Niv abbia un ottimo udito.
“Tutto bene? Anche… tra di noi?”
Niv rimane in silenzio per un solo istante.
“Sempre.”